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CITTÀ SOSTENIBILI, PER UN MODELLO EUROPUGLIESE

Obiettivo dei prossimi anni è migliorare la qualità della vita delle città pugliesi, delle periferie urbane e delle aree interne. Solidali e green, intelligenti, iperconnesse, con nuovi spazi urbani recuperati, aree verdi da destinare ad orti urbani, sostegno a nuove forme di mobilità sostenibile, legalità e contrasto alle mafie per uno sviluppo di qualità, scegliendo il riuso e il riciclo, ma anche l’innovazione sociale e urbana per superare le tante fragilità.

 

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6 risposte a “CITTÀ SOSTENIBILI, PER UN MODELLO EUROPUGLIESE”

  1. La promessa che vorrei riuscire a strappare al governatore Emiliano, è di una VERA e grande riforma per i cittadini… Una riforma che per una volta metta da parte gli interessi dell’azienda metta da parte le ragioni di business e convenienze……. E si concentri solo ed esclusivamente sui cittadini.
    Ciò che mi piacerebbe vedere riformata è la Fatturazione dell’Acquedotto Pugliese.
    Non è possibile che con le tecnologie di oggi dobbiamo accettare di avere ancora fatture incomprensibili, con voci astruse, con conguagli ordinari ogni bimestre, con indicazioni di periodi che vanno avanti e indietro nel tempo… in barba ovviamente alla trasparenza e alla comprensibilità della fattura.
    Si può essere laureati in lettere classiche o in giurisprudenza, in scienze statistiche come in filosofia… la fattura AQP rimane di dubbia leggibilità.
    Il tutto poi aggravato dal fatto che non vi è la possibilità in un condominio di avere la fattura personale, ma solo cumulativa per tutto il condominio, con conseguenza di riparti acqua molto “arbitrari” … e se qualcuno decide di non pagare qualcun altro è “obbligato per legge” a pagare l’acqua per tutti. (Motivo di discussione nel 60% dei condomini)(Anche questo in barba ai principi di civiltà)
    Sarebbe una grande riforma, una grande di legge di equità e giustizia sociale se ognuno potesse avere la propria fattura AQP facile e comprensibile da leggere.
    Penso, smentitemi se non è così, che con le tecnologie di oggi tutto questo sia possibile, ci vuole solo la volontà Politica affinché l’AQP smetta di dare da mangiare…… e faccia un grande piano industriale che preveda l’adeguamento / sostituzione di tutti i contatori, con contatori singoli e personali, e con fatturazioni legate al nucleo famigliare magari con poche voci chiare e trasparenti.

  2. Premetto che non sarò breve, ma il tema dell’Ambiente coinvolge ogni aspetto della vita economica e sociale delle comunità, e quindi dovrò fare un elenco per punti tematici. La Puglia che vorrei è una regione che riesce a sfruttare tutte le risorse disponibili messe a disposizione dal recovery fund della UE per realizzare un’economia veramente rispettosa dell’ambiente ma che non tralascia lo sviluppo economico. Un’economia florida ma circolare, in cui non si spreca nulla e dove l’uomo, la salute e l’ambiente sono al centro della politica.
    DOVE TROVIAMO I SOLDI?
    Occorre rafforzare le competenze dell’ufficio che si occupa di attingere ai fondi europei per realizzare obiettivi che i Comuni non hanno la forza economica di finanziare perché non un solo centesimo dei soldi messi a nostra disposizione dall’UE vada inutilizzato o sprecato.
    VERDE:
    Dotare i singoli comuni di un Piano del Verde puntuale con obiettivi precisi: mantenere il patrimonio arboreo dei centri urbani e periurbani includendo anche terreni privati con vincoli precisi e aumentare le zone a verde per ridurre la temperatura nei centri urbani e favorire l’assorbimento di inquinanti. Finanziare la piantumazione di essenze arboree e creare Uffici del Verde pubblico che abbiano il compito di controllare che la manutenzione e gestione venga effettuata correttamente.
    Gestione statale e non privata del controllo e intervento per gli incendi boschivi. Tutela di specie arboricole autoctone e creazione di parchi naturali mantenendo zone chiuse all’antropizzazione anche intese come visite guidate e non, e dedicando spazi precisi e limitati ad attività di escursioni e didattica.
    TRASPORTI
    Dotare ogni Comune di un PUMS in tempi brevi, avvalendosi anche della collaborazione di consulenti esterni di comprovate capacità anche di altri Paesi con l’obiettivo di alleggerire il carico di traffico automobilistico nei centri urbani prediligendo forma di mobilità dolce. Stimolo alla creazione di una rete efficiente di stazioni di ricarica per veicoli a propulsione elettrica. Vincolare le pubbliche amministrazioni ad acquistare nuovi mezzi pubblici che siano esclusivamente a propulsione elettrica. Investimenti nel trasporto collettivo che prediligano il trasporto su ferro sia per le linee a lunga percorrenza, sia per le linee locali a servizio dei pendolari. Nessun incentivo o nuovo progetto per strade e aeroporti perché il trasporto su gomma e soprattutto il trasporto aereo sono formidabili fonti di produzione di gas climalteranti e sono industrie legate ad un’economia che non risponde più alle esigenze di un pianeta ormai in piena emergenza climatica. Incentivi per la sostituzione o riconversione dei mezzi marittimi come traghetti o pescherecci a propulsione da fonti fossili a fonti rinnovabili.
    ATTIVITA’ PRODUTTIVE:
    Investimenti per la decarbonizzazione delle attività industriali, con riferimento in particolare ad Arcelor Mittal di Taranto, prevedendo solo in fase iniziale all’utilizzo del gas per alimentare l’impianto per poi passare a fonti energetiche alternative, con un occhio particolare alla tutela dell’occupazione durante il periodo della riconversione.
    CHIUSURA DEL CICLO DEI RIFIUTI:
    La nostra spazzatura viaggia troppo e questo ai Comuni (quindi ai cittadini) costa moltissimo ed è fonte di produzione di CO2. Programmando e progettando la creazione di piccoli impianti di compostaggio dell’umido di tipo aerobico si può produrre compost di qualità per arricchire di sostanza organica i terreni agricoli ormai quasi completamente depauperati. Incentivare l’utilizzo di compostiere domestiche o di comunità in tutti i Comuni. Gestione pubblica delle discariche che attualmente sono affidate a privati. Il privato persegue il proprio profitto, il pubblico l’interesse della comunità. Comunicazione capillare alla cittadinanza dell’importanza di effettuare una corretta raccolta differenziata in modo da avere un rifiuto sempre più “puro” e semplice da gestire in discarica. Abolizione nelle strutture pubbliche della plastica monouso per la somministrazione di cibo e bevande e sostituzione della plastica in ospedali, scuole e uffici pubblici con materiali biodegradabili. Interventi per disincentivare l’uso di plastica monouso in locali pubblici e mense, con vantaggi fiscali per le aziende virtuose. Incentivi economici per i privati che vogliano installare nelle proprie abitazioni impianti per la depurazione dell’acqua in modo da evitare l’acquisto di acqua imbottigliata nella plastica. Iniziative che coinvolgano scuole, comunità e pubblica amministrazione per raccogliere la plastica dall’ambiente, e pene severissime per coloro che sversano o smaltiscono sostanze nocive nell’ambiente.
    Creazione di un fondo cospicuo per la bonifica di siti inquinati e per la ricerca di quelli che ancora non sono stati scoperti per migliorare la salute della popolazione e per ridurre la spesa sanitaria, rimuovendo il più possibile gli ostacoli burocratici perché ciò avvenga. Cito l’esempio dei siti ex Saspi ed Aspica di Lecce, la cui bonifica non si riesce ancora a realizzare per la difficoltà a reperire i fondi necessari.
    ENERGIA:
    Installazione su tutti gli edifici pubblici di pannelli solari per renderli energeticamente autonomi e aiuti economici ai privati perché installino pannelli fotovoltaici sui tetti delle abitazioni. Dialogo con la Soprintendenza alle Belle Arti per la rimozione dei vincoli nei centri storici per i pannelli solari.
    Eliminazione del fossile dalla centrale Federico II di Cerano, ammettendo solo un breve lasso di tempo di transizione con l’utilizzo del gas naturale, ma comunque in vista di una sua dismissione. La Puglia deve produrre da sola l’energia che le serve da fonti rinnovabili.
    TURISMO:
    Incentivi per lo sviluppo di un turismo rurale che privilegi l’ecoturismo: Interventi per completare il percorso della Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese con infrastutturazioni leggere e non impattanti per permettere ai cicloturisti di percorrerla interamente, con l’impegno a un lavoro sinergico insieme a Regione Basilicata e Regione Campania. Iniziative per coinvolgere le popolazioni dei piccoli borghi lungo il percorso per creare un circuito virtuoso che coniughi turismo e rispetto dell’ambiente con la creazione di ostelli, camping e punti di ristoro per cicloturisti.
    ACQUA:
    Apertura di un tavolo con AQP perchè vengano ripristinate le tubature fatiscenti e dannose per la salute pubblica per il trasporto di acqua potabile. Il nostro Acquedotto attualmente perde il 50% dell’acqua che trasporta, siamo già una regione in emergenza idrica e le previsioni per il futuro non fanno ben sperare, l’acqua è un bene prezioso e non possiamo permetterci di sprecarne neanche una goccia.
    AGRICOLTURA:
    Stimolo alle piccole aziende locali con la creazione di punti vendita come farmers’ markets capillarmente in tutti i centri urbani per permettere ai piccoli coltivatori diretti di avere altri introiti oltre a quelli forniti dalla grande distribuzione che troppo spesso, col sistema delle aste al ribasso, non corrisponde un guadagno commisurato allo sforzo e all’impegno profusi. Promozione del IGP e del DOP e creazione di un marchio PugliaBIO che garantisca chiaramente in etichetta i prodotti che non contengono sostanze chimiche e agrotossici.
    DIGITALIZZAZIONE
    Diffusione capillare del cablaggio della fibra per il trasporto dei dati e appello al principio di precauzione per quanto riguarda l’installazione di nuovi ripetitori, che siano di tecnologia 3-4 o 5G per non esporre la popolazione a ulteriore quantità di radiazioni elettromagnetiche, come molti Sindaci della nostra regione già chiedono. Divieto assoluto di installazione di ripetitori neanche nei pressi di scuole ed ospedali e investimenti per il cablaggio nei luoghi pubblici. La connessione via cavo è molto più sicura e non espone a fonti elettromagnetiche come quelle wi-fi. Campagna informativa alla popolazione per l’utilizzo corretto delle nuove tecnologie e raccomandazioni pratiche per ridurre l’esposizione (spegnere i router di casa e chiudere i dati dei cellulari quando non servono).

  3. APPUNTI PER UN PROGRAMMA DI OBIETTIVI E PRIORITÀ DEL SETTORE URBANISTICA E DELLA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE
    Un requisito fondamentale di una città e di un territorio è la chiarezza, la facilità con cui risponde ai bisogni dei cittadini, e la forza del legame che con gli stessi (e tra gli stessi) istituisce. In particolare, una città funzionale, dei cittadini, si deve organizzare per farli vivere meglio, per agevolare le loro attività, il lavoro, il benessere, la convivenza civile: questi sono i caratteri di una città bella.
    Gli strumenti di governo del territorio (Piani, Programmi, Progetti) devono aprirsi ed integrarsi e non definirsi autonomamente, devono strutturarsi in un progetto di territorio che riannodi i legami interrotti non solo tra le porzioni dell’organismo territoriale, ma anche tra i diversi pezzi della comunità, oggi forse indifferenti alla costruzione di un possibile progetto comune. Pianificazione, programmazione e progettazione, assieme, devono mettere a punto nuovi e più adeguati strumenti di governo del territorio che si adattino ad una società in rapido cambiamento: dovranno essere i sensori delle istanze dei cittadini, per organizzare la comunità con gli strumenti per vivere e progredire, per rappresentarne le aspirazioni, tradurne ed ispirarne i sogni.

    A. Ambiti di programmazione nell’urbanistica e nella pianificazione
    1. L’interesse pubblico
    L’interesse pubblico identifica l’interesse proprio della comunità intesa come pluralità o collettività di individui che costituiscono tale comunità.
    Ferma restando la difficoltà oggi di attribuire una nozione unitaria di pubblico interesse in quanto accanto a interessi pubblici “generali”, si individuano anche interessi pubblici “particolari”, specifici, ascrivibili a singole amministrazioni e dunque parziali, è comunque necessario che l’attività di pianificazione urbanistica risponda ad un interesse rilevante delle comunità territoriali.
    Il ‘ruolo’ che la pianificazione riveste nella complessa opera, da un lato, di individuazione/fissazione in astratto, e, dall’altro, di determinazione concreta, dell’interesse pubblico rimane il nodo fondamentale sul quale occorre che l’Amministrazione Regionale si “eserciti” al fine di fornire gli strumenti adeguati ai Comuni che possano quindi dotarsi di un piano improntato sulla trasparenza delle scelte e imbastito su un processo di definizione dell’interesse pubblico poichè la cura dell’interesse pubblico è un’attività affidata e posta in essere dalla pubblica amministrazione.
    Siamo convinti che i Piani Urbanistici Generali comunali, con il supporto della pianificazione regionale sia paesaggistica sia settoriale, quindi dovrebbero divenire (prendendo parzialmente in prestito una citazione disciplinare) la sede sia dell’affermazione degli interessi da soddisfare sia la loro composizione sul territorio.
    2. L’importanza della Partecipazione
    La tutela dei “beni comuni” oggi va ben oltre i “beni non riproducibili” (l’ambiente, le risorse naturali, i monumenti, etc.), e si estende sino a comprendere le forme della conoscenza, il capitale sociale, le istituzioni, il paesaggio, gli insediamenti umani, le città. E la richiesta di quella tutela non è più espressione di un’élite, ma è frutto di un sentire largamente diffuso ed è destinata finalmente ad occupare la centralità nel dibattito politico. I partiti e i “corpi intermedi” non sono più percepiti dai cittadini come portatori dei propri interessi. La crisi di questo rapporto, divorato dal collasso economico, è anzitutto culturale: e risiede nel non aver percepito che le esigenze dei singoli si sono saldate con la difesa degli interessi generali e con la necessità di nuove forme di partecipazione civica e politica. I cittadini vogliono accudire e difendere i “beni comuni” attraverso forme di “democrazia partecipata”, in attuazione dell’art. 118 della Costituzione. Anche qui da noi, i cittadini – sempre tenuti ai margini – stanno provando a darsi nuovi strumenti per la partecipazione diretta alla vita della comunità, perché credono in un nuovo modo di fare politica per il territorio, lontani dagli spenti rituali della caccia al candidato, dalle assordanti tifoserie contrapposte in cui la vecchia interpretazione della politica vuole rinchiuderli.
    La “costruzione di un corpo civico” invocata da qualcuno è, certo, un processo lento e graduale, ma lo si inizia (con la memoria del lavoro già svolto da tanti) partendo dai desideri e dalle difficoltà manifestati oggi dalle cellule di quel corpo, i cittadini, a cui è necessario dar voce e che bisogna ascoltare. È facile dimostrare che molte “cattedrali nel deserto” o buoni progetti in astratto di buona fattura e poi rivelatisi fonti di disagio, sono figli degli approcci deduttivi ai problemi. Sono – alla resa dei fatti e dei conti – frutto di inapplicabili modelli d’intervento non testati sul campo e sulle specificità: “corpi estranei” calati dall’alto e dalla presunzione di essere le soluzioni migliori di problemi già affrontati e – magari altrove – approfonditi.
    Non sembra più possibile pensare all’architettura e all’urbanistica come discipline in grado di definire ricette sempre buone, a dispetto del passare del tempo e dell’evolversi sociale, economico, culturale. Pratiche interessanti come il “Landscape Urbanism”, ispirate alla nozione etico-politica di “Ecosophia” di Fèlix Guattari, per le trasformazioni urbane pensano a “processi”, non più e non solo a “piani”. Ricercano interventi di rigenerazione urbana operanti in modo trasversale tra natura ed insediamenti, tra città e campagna.
    Per il territorio è sbagliato proporre modelli d’intervento sempre validi: si tratta di sistemi a geometria variabile le cui componenti mutano di continuo, nello spazio e nel tempo e per le quali non sono individuabili misure “conformi”, in ogni caso e sempre applicabili.
    Crediamo che si debba pervenire ad una nuova etica delle trasformazioni territoriali in cui la città, assimilata al territorio naturale, divenga un “bene comune”. Ma questo sarà possibile solo cambiando tutti assieme – con una profonda trasformazione politica, sociale e culturale – gli obiettivi e gli strumenti della produzione di beni materiali ed immateriali.
    3. La centralità dello spazio pubblico
    Le città si organizzano, si sviluppano e si definiscono mediante la progettazione degli spazi pubblici; soprattutto in città mediterranee, in cui le strade e le piazze sono il cuore della vita della comunità. Se si lavora su alcuni punti sensibili delle città, se ne può determinare, correggere, rinsaldare le strutture, in pratica eliminarne gli squilibri, renderle più funzionali, più utili ai bisogni, più belle.
    Gli spazi pubblici, in gran parte delle nostre città, non sono gestiti progettualmente in alcun modo, a partire spesso già dalle previsioni dei Piani Urbanistici. La loro creazione, sistemazione e manutenzione, spesso casuali, sono il risultato non dell’arte urbana e dei suoi principi di utilità, comodità e bellezza, ma sono unicamente dettate da norme e regolamenti, se non da regole di rendimento: sono cioè, spesso, “scarti di produzione “dell’industria edilizia e della rendita fondiaria.
    Si tratta di superare la dicotomia tra “centro” e “periferie” che troppo spesso orienta in modo distorto la pianificazione dell’assetto urbano e la programmazione degli investimenti, attraverso, al contrario, una adeguata, capillare ed equa diffusione sull’interi territori comunali, di servizi e attrezzature per gli abitanti, vicini ai luoghi di residenza e di vita dei cittadini evitando la concentrazione in macro-strutture spesso concepite come unici luoghi di socialità e cultura, e localizzate soprattutto nei centri storici e nelle loro immediate vicinanze. Lasciando così scoperte ampie porzioni di territorio e di cittadini che avvertono costantemente anche una marginalità sociale e quindi culturale non giustificabile.
    Sappiamo bene che il territorio come bene comune, non si esaurisce nelle entità materiali, ma comprende anche entità immateriali e le stesse attività umane che sul territorio si svolgono. La città pubblica si deve intendere come spazio di libertà e di solidarietà sociale dove sono possibili quelle specificità che sono espressione della cultura di una comunità.
    Spesso oggi la con-vivenza in una città si è ridotta ad una com-presenza di soggetti indifferenti. Per una vera comunità è necessario che sia possibile uno spazio di integrazione in cui si possa convivere, cioè confrontarsi. Questo spazio condiviso è tale se promuove e consente il formarsi ed esprimersi da parte di una pluralità di soggetti, che possano liberamente confrontarsi e manifestare un’opinione che, per effetto dell’interazione, costruisce l’opinione pubblica.
    Secondo Marc Augé, infatti, “lo spazio pubblico è quello in cui si forma l’opinione pubblica”, come nella “Polis” greca, dove vi era “coincidenza tra lo spazio materiale dell’’”Agorà” e il luogo di espressione e formazione dell’opinione pubblica”. Al contrario, oggi nelle nostre città questa coincidenza si è indebolita, se non del tutto perduta.
    Sono cambiate le nostre relazioni con lo spazio e con il tempo. Il che tende a provocare spaesamento, sradicamento dal passato e dal contesto. Contrastare questo torpore, questa sfiducia, ci deve vedere uniti, con la capacità di mettere assieme gli sparsi mattoni di un edificio, il corpo civico, in disfacimento. Insomma, dobbiamo favorire un’”intimità pubblica” che porti ad incontrarsi a mescolare utenti, operatori e quadri politici, a sollecitare nuove consapevolezze, a (ri)scoprire sé stessi come individui parte di una comunità.
    4. La visione integrata delle politiche urbanistiche
    La città e il territorio non sono soltanto un dato fisico, topografico misurabile. E non sono solo la società insediata, non sono solo i residenti o gli addetti alle attività economiche oggi rilevabili dai censimenti ISTAT. Il territorio, il suo paesaggio, sono costituiti dall’insieme del patrimonio (fisico, paesaggistico, storico, sociale, produttivo e culturale) costruito nel lungo periodo. Questo riveste un valore aggiunto collettivo che troppo spesso è stato sacrificato sull’altare di un incongruo ed effimero sviluppo economico misurato sul breve periodo.
    La città e il territorio, quindi, nella loro complessità e dinamicità, sono un insieme organico costituito dal patrimonio ambientale, sociale, culturale, economico-produttivo, paesaggistico e umano stratificatosi nel tempo e nello spazio. Aspetti questi che interagiscono ‘fisiologicamente’ e quotidianamente nelle dinamiche di costruzione, trasformazione, fruizione e vita dello spazio urbano e territoriale.
    Conseguentemente il settore urbanistica e pianificazione, in un’amministrazione regionale, deve essere concretamente e fattivamente declinato sia in termini di contenuti che di strumenti da utilizzare in una visione integrata con altri settori della pubblica amministrazione come il paesaggio, l’inclusione sociale e il welfare, la cultura, i lavori pubblici, l’ambiente, il turismo, la formazione dovrebbero essere strettamente legati.
    A ciò si aggiunge la necessità di dotare tale settore di adeguati strumenti normativi (per esempio il testo unico sull’urbanistica) e organizzativi, per riportarlo al centro delle politiche regionali atteso il significativo e complessivo impatto che le scelte e gli indirizzi regionali in tali discipline assumono sul territorio.

    B. Gli obiettivi strategici da raggiungere attraverso la pianificazione comunale
    I pilastri imprescindibili:
    • Visione culturale: un piano di scenari, regole certe e al contempo dinamico, aperto ai processi, prestazionale ma anche prescrittivo laddove la legge lo impone, che contempli valutazioni qualitative su indicatori aggiornati e variabili, superando la visione delle verifiche quantitative che non riescono, di fatto ad intercettare le differenze e la natura organica e complessa del territorio;
    • Visione pubblica: “città come bene comune”, e quindi lo spazio pubblico quale direttrice della edificabilità privata, che determina e definisce lo spazio privato;
    • Visione partecipativa: ascolto, con Istituzioni, Comuni vicini, comitati di quartiere, cittadini singoli, associazioni professionali e culturali, operatori e soggetti portatori di interessi singoli e collettivi. Il coinvolgimento vale in fase preventiva nonché durante l’elaborazione del piano, dando corpo al “processo” di conoscenza aperta e inclusiva, al confronto, alla maturazione e definizione del piano, raggiungendo la comunità laddove vive per esercitare lo scambio, la discussione, la crescita delle idee laddove le persone vivono o lavorano o giocano o conducono le altre attività quotidiane di vita;
    • Visione processuale: fondata nella processualità della conoscenza da intendere come un’evoluzione continua che, per accumulazione e progressivi approfondimenti, viene orientata alla costruzione di un quadro utile e implementabile;
    • Visione dinamica e trasparente: fondata sulla riduzione di consumo di suolo, sulla rigenerazione, sul recupero, sulla sostituzione; sulla sussidiarietà pubblico-privato, densificazione e mix funzionale; sulle premialità volumetriche ed economiche, sulle agevolazioni funzionali, sul ricorso a concorsi di progettazione anche per i privati con ulteriori incentivi; capace e competente regia pubblica supportata da uffici organizzati e qualificati, aperti al confronto anche con i singoli cittadini in forme aperte e trasparenti;
    • Visione interdisciplinare: superare il problema della frammentarietà del vigente quadro di norme e leggi, lavorando su una visione integrata del territorio oggetto di piano. Il PUG può essere efficace solo se si applica un approccio multiscalare e multisettoriale che integra le parti di territorio, crea relazioni, interconnette in modo integrato tutti gli aspetti di vita di un territorio, gli spazi rurali, urbani, costieri, naturali, ambientali con gli aspetti sociali, economici, culturali, individuando politiche, strategie ed eventuali dispositivi e indicazione di interventi, attraverso i quali esaltare (valorizzandole) le differenze e le diverse forme di integrazione e relazione;
    • Visione integrata: il PUG come integrazione delle politiche urbanistiche, paesaggistiche, di pianificazione del territorio, di quelle culturale, ambientale, agricolo, sociale ed economico, nonché delle altre politiche che possono avere un’incidenza diretta o indiretta sul territorio comunale e sui suoi abitanti.
    Il Piano Urbanistico Generale e l’interesse pubblico.
    L’asse portante del PUG deve essere costituita da una “maglia” di interessi pubblici (invarianti strutturali propriamente dette) dai quali far derivare le scelte pianificatorie. Questi dovrebbero essere oggetto di interazione e coinvolgimento della città e dei cittadini.
    Significa impostare una pianificazione e una programmazione che, dall’esame, verifica e rilievo di tutti gli spazi pubblici esistenti (intesi come immobili, luoghi, spazi aperti, vie, piazze, ecc.), disegni una maglia di riferimento per le scelte di rigenerazione fisica, sociale e culturale del territorio comunale. Aspetti, questi, che possono consentire all’Amministrazione Comunale di localizzare e fornire servizi e attrezzature sociali e culturali prossimi agli abitanti e distribuiti su tutto il territorio comunale, dal centro storico al litorale.
    Tale griglia, se da una parte consente agli abitanti (anche essi intesi nel senso più ampio del termine) di avere accesso più agevole a tali servizi e attrezzature (pensiamo anche alle persone che per inabilità non possono raggiungere gli attuali luoghi di servizi essenziali, di socialità e di cultura) perché prossimi ai loro luoghi di vita, dall’altra permette di fornire un quadro più esaustivo delle zone della città in cui consentire investimenti privati senza che ciò crei conflitto tra pubblico e privato, appunto. Inoltre, ciò incide nell’orientare in modo coerente il programma di investimenti sui lavori pubblici, sui servizi sociali, sul sistema del verde, sulla biodiversità, sulla mobilità, sul traffico, sui tempi e gli orari, e su tutte le pianificazioni di settore (commercio, attività produttive, barriere architettoniche, illuminazione pubblica, classificazione acustica, ecc.) all’interno di una strategia pianificatoria più ampia.
    La diffusione capillare di servizi/attrezzature sul territorio, pianificata da parte pubblica, ha ricadute fondamentali anche nel ridisegno fisico dei luoghi e nel rafforzamento di nuove centralità distribuite sul territorio. Ciò poiché queste possono rappresentare anche luoghi attrattivi per gli investimenti privati che a loro volta porteranno ulteriori attrezzature, ulteriori servizi, ulteriori attività andando via via a strutturare lo spazio urbano e territoriale con funzioni distribuite laddove vivono gli abitanti, riducendo così anche il carico veicolare, l’inquinamento, il traffico, la necessità di doversi spostare per raggiungere le necessità basilari che garantiscano un livello di benessere accettabile per tutti.
    È auspicabile che nel PUG l’Amministrazione (a titolo non esaustivo) persegua, in funzione delle esigenze variabili di volta in volta manifestate dalla collettività, i seguenti “interessi pubblici”:
    • la valorizzazione del patrimonio storico-architettonico, paesaggistico, ambientale;
    • il riconoscimento, nell’attività pianificatoria strategica e operativa, del decisivo ruolo assunto dagli “spazi aggregativi”, spazi urbani attrezzati che non rispondono né alle esigenze primarie del lavoro né a quelle secondarie del riposo, bensì intesi come contenitori di un tempo ricreativo di cui si sente sempre più la necessità e l’utilità;
    • l’incentivazione della razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente;
    • la promozione e l’agevolazione della riqualificazione, recupero, riabilitazione di aree urbane degradate, con presenza di funzioni eterogenee e tessuti edilizi disorganici o incompiuti, nonché di edifici a destinazione non residenziale dismessi o in via di dismissione ovvero da rilocalizzare, tenuto conto anche della necessità di favorire lo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili;
    • la riqualificazione urbanistica, edilizia ed ambientale e, più in generale, la rigenerazione urbana sostenibile dei complessi dismessi e/o dismettibili;
    • l’edilizia pubblica (residenziale, scolastica, sportiva);
    • il superamento delle forme di “disagio abitativo” attraverso l’attuazione di alloggi a costo sostenibile (housing sociale) basati sui principi di condivisione e socializzazione (cohousing);
    • la previsione e l’attuazione di ambiti preposti all’edilizia sociale, integrati con funzioni ricreative condivise e partecipate, compreso quelle legate al tempo libero;
    • la promozione di politiche integrate e interventi di riqualificazione morfologica e funzionale dei tessuti urbani, aventi per oggetto spazi pubblici da progettare adeguatamente come sistemi continui, articolati e integrati con finalità socio-culturali e ambientali;
    • la manutenzione di infrastrutture viarie (strade, marciapiedi, itinerari ciclo-pedonali, percorsi vita, ecc.) di rilevante interesse comunale, anche in rapporto ai nuovi ambiti preferenziali di sviluppo;
    • il riordino degli insediamenti esistenti anche attraverso l’ammodernamento ed il rinnovo delle urbanizzazioni;
    • la sistemazione ed il completamento delle opere di arredo urbano;
    • la realizzazione degli interventi compresi nel Programma Triennale delle Opere Pubbliche;
    • l’attuazione del Piano Energetico ed Ambientale Comunale, secondo obiettivi di risparmio energetico e di elevato confort abitativo;
    • l’attuazione del Piano dei Servizi elaborato a scala territoriale comunale (welfare urbano);
    • quanto altro annoverabile tra le scelte strategiche di assetto e di sviluppo del territorio comunale, di rilevante interesse pubblico, nel rispetto della legislazione e della pianificazione sovraordinata, senza pregiudizio dei diritti dei terzi.
    Il Piano Urbanistico Generale e il Patto Città-Campagna
    Gli spazi tra la città e la campagna sono spesso spazi senza qualità perché sono portatori di una doppia forma di marginalità prodotta dai processi di degrado: da un lato quello delle periferie urbane senza spazi aperti pubblici e aree verdi, in attesa di processi di valorizzazione immobiliare, dall’altro della campagna periurbana che viene progressivamente abbandonata. Le grandi infrastrutture viarie che attraversano questo territorio “senza autore” contribuiscono alla frammentazione dello spazio urbano, lasciando nel paesaggio lacerti di spazi degradati che diventano discariche abusive, relitti di campagna senza qualità, ecc. Mentre le aree rurali della campagna profonda, più lontane dalla città, stanno sperimentando un declino demografico e una minore disponibilità di servizi di base.
    Il Piano Urbanistico Generale e la coesione territoriale
    Quando la città ed i nuclei insediativi che le fanno da corona si saldano in conurbazioni, quando la campagna urbanizzata supera i confini comunali in un unico indistinto insieme, quando questi contesti sono divenuti parti di un sistema integrato di spazi e funzioni, come nel nostro caso, allora diventa necessario che si sperimentino in chiave di coesione le diverse modalità e intensità di intervento degli Enti pubblici e degli altri attori socio-economici.
    Secondo la Carta di Lipsia sulle Città Europee Sostenibili, poiché si deve lavorare per uno “sviluppo urbano integrato e le città assurgono a “pilastri” dello sviluppo territoriale e responsabili della coesione territoriale”, è innegabile che le politiche abbiano bisogno di una capacità progettuale complessa, in cui far interagire costantemente spazio e società, dimensione fisica e ascolto delle domande, visioni d’assieme e azioni selettive, piano e programma, grande e piccola scala, tempi lunghi e tempi brevi, strategie regole e progetti.
    Pensiamo che si possa migliorare la coesione territoriale guardando allo sviluppo del territorio in una strategia integrata di sostenibilità sociale. La grande sfida contemporanea –e la nostra in particolare- consisterà nel fare in modo che, i nostri territori, le nostre città accompagnate da un necessario lavoro di coesione territoriale, diventino i luoghi “dove si traducono perpetuamente i problemi privati in questioni pubbliche e gli interessi pubblici in diritti e doveri individuali…”.
    Il Piano Urbanistico Generale e la partecipazione
    Secondo noi, occorre costruire un progetto di PUG che prefiguri e governi le trasformazioni, integrandole e integrandovi i cittadini, in modo che questi vi riconoscano idee, aspirazioni, sogni. Un PUG come “statuto” di comunità che chiama tutti al confronto ed all’assunzione di responsabilità.
    Un lavoro quotidiano a partire dai concreti bisogni, dalle violazioni della funzionalità e della bellezza urbana, dalle ferite sociali che stentano a rimarginarsi. Ma anche un lavoro dallo sguardo lungo, strategico, che porti a risultati durevoli e a beneficio dell’intera cittadinanza.
    Civica, richiama anche, come fatto più volte, sulla necessità di migliorarle coinvolgendo con maggiore efficacia i corpi intermedi e, con il loro aiuto, i cittadini, sin dal momento delle scelte politiche e della loro definizione, con pratiche di effettivo co-working, in quanto a metodi, scelte e azioni. Si deve, insomma, rafforzare la cittadinanza attiva sperimentando nuove forme di democrazia partecipativa e deliberativa che, assieme alle istituzioni rappresentative, costituiscano una sfera pubblica aperta e dinamica, capace di individuare consensualmente nuovi percorsi di dialogo e condivise modalità di governo della città.
    La Città è il luogo di convivenza della comunità; in essa, la città pubblica si deve intendere come spazio di libertà e di solidarietà sociale dove sono possibili quelle specificità che sono espressione della cultura di una comunità.
    I cittadini devono essere messi in grado di usare in modo diverso gli spazi pubblici, sino a sentirli propri, dove vivono meglio, dove vivono assieme.
    La realtà urbana in continua mutazione richiede una presa di coscienza collettiva per riconfigurare la propria memoria storica, e adattarla ai cambiamenti.
    Le trasformazioni spaziali e visive, continue e prive di legami con il patrimonio delle comunità, portano ad uno spaesamento. Memoria e cultura sono in una fase di criticità quando all’interno della città il riferimento identitario non è stabile, o cambia con una velocità e con una casuale arbitrarietà, al di fuori da processi di elaborazione di sensibilità collettive, mostrando la fragilità della struttura urbana.
    Dobbiamo restituire ai cittadini la percezione delle strade, delle piazze, come spazi delle relazioni. Luoghi praticati, animati dall’insieme dei movimenti che si verificano al suo interno, dalle relazioni che vi si intrecciano.
    Crediamo che si debba pervenire ad una nuova etica delle trasformazioni urbane in cui la città, assimilata al territorio naturale, divenga un “bene comune”. Ma questo sarà possibile solo cambiando tutti assieme -con una profonda mutazione politica, sociale e culturale- gli obiettivi e gli strumenti della produzione di beni materiali ed immateriali.
    Secondo noi, occorre costruire un progetto di Piano Urbanistico Generale (PUG) che prefiguri e governi le trasformazioni, integrandole e integrandovi i cittadini, in modo che questi vi riconoscano idee, aspirazioni, sogni. Questo “statuto” di comunità chiama tutti al confronto ed all’assunzione di responsabilità in un processo da inquadrare in una complessiva strategia di azioni integrate di politica urbana.
    Un PUG se è solo un insieme di norme, indici e parametri, se è solo una zonizzazione di “contesti urbani” dove si racchiudono funzioni prestabilite, senza che queste abbiano relazioni con i luoghi e gli intorni e neppure con i reali bisogni degli abitanti, sono delle sovrastrutture prefabbricate e lontane dalla complessità di un organismo fisico e civico che continuamente si relaziona con il contesto e con la vita dei singoli e delle comunità. In cui le regole e le norme non possono però essere disattese da regole o norme a priori, liberisticamente predisposte per assecondare gli utilizzi e le appropriazioni di parti di città trasformabili in base a programmi meramente di sottrazione di valore e di capitale umano e sociale, per massimizzare utili e capitale economico.
    Non vogliamo piani redatti come suddivisione in zone monofunzionali, dove si applicano indici e parametri. Numeri, quindi, quantità, superfici, altezze…E gli abitanti? Dove sono? Come i Piani ne hanno tenuto conto? I dati socio-demografici sono valutati in maniera aggregata, come media urbana, senza descrivere le relazioni con il patrimonio edilizio nei diversi ambiti urbani.
    Naturalmente, un PUG che funzioni da efficace supporto, nella fase di programma e di progetto, a queste politiche innovative (di cui sono già state avviate o programmate in modo integrato alcune azioni), deve fondarsi su di una approfondita analisi che metta in profondo rapporto le relazioni tra i dati fisici di consistenza e uso del territorio, con le persone che lo abitano e ne fruiscono per residenza, lavoro o svago. Un’analisi a supporto reale del PUG che non si limiti, quindi, ad elencare i dati generali – ad esempio: sulla demografia, sulla composizione dei nuclei familiari e sulle condizioni socio-economiche – ma debba invece mettere in stretta relazione questi dati, disaggregandoli e riorganizzandoli, con il patrimonio abitativo e gli spazi della città pubblica. E si esprima in rappresentazioni di dettaglio dei quartieri, che aiutino a raccontarne l’intima natura e il loro funzionamento, che ne evidenzino la struttura urbanistica e sociale, i rapporti relazionali interni e con il resto della città.

  4. Se vogliamo una Regione sostenibile occorre che la nostra Regione applichi o cerchi di raggiungere gli obiettivi di Agenda 2030. E quindi, nel programma di governo della Puglia 2020-2025, non potranno mancare azioni tese a:
    – riqualificare e ammodernare le strutture esistenti utilizzando le ultime tecnologie a disposizione.
    – implementare Tetti verdi e orti urbani
    Incentivare il verde nelle città, sia per assorbire la CO2 che per abbellimento. I tetti ricoperti di verde aiutano a ridurre il caldo negli edifici d’estate e ad isolare parzialmente d’inverno, mentre gli orti in città sono un piccolo aiuto antistress che fa anche risparmiare denaro rispetto a chi deve comprare tutto facendo la spesa.
    – Documenti digitali nella pubblica amministrazione
    Il terzo millennio dovrebbe dire basta ai documenti cartacei quando li si può facilmente sostituire con file elettronici da scaricare e salvare su uno smartphone.
    Scuole come luoghi di cultura e servizi, aperte anche il pomeriggio
    Immaginare i plessi scolastici come luoghi di aggregazione post-lezione, con corsi aperti, spazi di socialità e per lo sport, la lettura, l’informazione e la cultura.
    Collaborazione social tra cittadini, amministrazione e forze dell’ordine, soprattutto per permettere ai cittadini di fare segnalazioni in via prioritaria per eliminare il degrado urbano.
    – incentivi per tecnologie per risparmio energetico
    Solare termico ma anche microeolico sugli edifici sono soluzioni architettoniche che utilizzano poco spazio per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Un aiuto viene anche dalle tecnologie che riducono gli sprechi energetici con software appositi per abitazioni e uffici.
    – raccolta differenziata smart per premiare/punire cittadini e aziende
    Pensiamo ad esempio a quanto fatto nella città americana di Chicago : cassonetti con compattatore incorporato dei rifiuti, alimentato a energia solare da pannelli posti sulla copertura. Possono contenere fino a cinque volte la quantità standard di rifiuti e un sistema di allerta avverte la centrale quando sono pieni, riducendo gli spostamenti dei mezzi di raccolta.
    – migliorare la mobilità urbana; sviluppo e messa a punto di un insieme di misure e strumenti per la riorganizzazione degli spostamenti del personale di grandi aziende ed enti, ma anche per razionalizzare quelli che interessano centri commerciali, ospedali, università, auditorium.
    -Incentivazione di veicoli a basso impatto ambientale, a partire dai taxi
    – ‘buoni mobilità’
    Una forma particolare di incentivo destinata a tutti coloro che dimostrano di recarsi al posto di lavoro, o accompagnano i propri figli a scuola, utilizzando mezzi di trasporto sostenibili.
    – percorsi protetti casa-scuola
    Uno dei maggiori motivi di rallentamento mattutino del traffico è il viavai scolastico. Per ridurlo, si devono realizzare percorsi protetti per gli spostamenti casa-scuola a piedi o in bicicletta come il bicibus e il Bike to school, ma anche insegnare ai bimbi come spostarsi con laboratori e uscite didattiche con mezzi sostenibili.

  5. Riprendere il progetto della diga di Piano dei limiti, un invaso a valle della Diga di Occhito per la raccolta delle acque in eccesso, che vengono scaricate a mare, ed avere una scorta di acqua da usare in agricoltura soprattutto negli anni, come questo, che hanno dovuto razionare , l’acqua per le irritazioni.
    SABRINA
    ITALIA IN COMUNE

  6. La cura della bellezza del paesaggio pugliese è sempre più trascurata e sacrificata nel nome delle speculazioni commerciali o di un malinteso concetto di sviluppo turistico. Ogni anno che passa un pezzo di litorale sparisce coperto di cemento o di tavolini disposti selvaggiamente In ogni spazio comune, siano piazzette, scogli, spiagge o terreni antistanti al mare. Nessun amministratore locale ha il coraggio di prendere decisioni impopolari a tutela dei territori gestiti. La Regione dovrebbe pertanto farsi carico di formulare linee guida efficaci a tutela del paesaggio (abitazioni private, locali pubblici, strutture ricettive, condizioni delle strade e delle spiagge, recupero dei centri storici) e controllarne seriamente, anche con l’aiuto dei privati, l’applicazione.. La Regione, in alcuni casi di realtà particolarmente degradate dall’abusivismo o dalla troppa “flessibilità” degli amministratori locali, dovrebbe intervenire anche prendendo provvedimenti seri per la riqualificazione degli insediamenti sui litorali, laddove possibile in termini di competenze. Infine, una attenta pianificazione delle zone pedonali e dei servizi di supporto (parcheggi e mezzi pubblici) potrebbe risolvere il problema delle zone costiere soffocate dal traffico e dalle auto parcheggiate selvaggiamente.
    Spero di essere stata utile.

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