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PUGLIA 4.0, UN SISTEMA PRONTO ALLA SFIDA

Innovazione, lavoro e formazione sono le leve strategiche di uno sviluppo economico sostenibile dei territori. Queste necessitano sempre più di una policy integrata, a partire dai nuovi strumenti di programmazione, in relazione agli obiettivi 8 e 9 dell’Agenda Onu 2030. Ma è anche il rapporto fra il sistema della formazione e le imprese che deve aggiornarsi, per rispondere alle esigenze della ripartenza e delle difficoltà post Covid. La grande sfida è nella innovazione.

 

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3 risposte a “PUGLIA 4.0, UN SISTEMA PRONTO ALLA SFIDA”

  1. Da professionista del settore della formazione, suggerirei di rivedere molti aspetti della formazione finanziata in Puglia. Molti bandi non funzionano come dovrebbero e bisogna dare la possibilità agli operatori del settore di fornire dei feedback a cui dare seguito con azioni correttive a stretto giro. Tempi e burocrazia sono da accorciare e bisognerebbe vigilare correttamente su enti di formazione che operano in maniera utilitaristica nei confronti di fruitori della formazione e collaboratori docenti. Grazie.

  2. Bisognerebbe dotare tutte le scuole di infrastrutture telematiche autosufficienti per poter avviare il processo di formazione a distanza con l’utilizzo di strumenti e metodi costruiti ad hoc dalla scuola e per la scuola del futuro in modo da garantire la privacy e avviare concretamente il progetto di superamento del digital divide. Trasformare la scuola in una fucina di idee e progetti che servendosi del mezzo telematico, senza mediazione, possa costruire percorsi economici innovativi. Creare un’isola autonoma dai “vendor” internazionali per costruire un sistema informativo patrimonio regionale che possa essere sfruttato da tutta la popolazione pugliese. Incentivare l’utilizzo del cloud privato pugliese per rendere indipendenti gli utenti dal dispositivo utilizzato e permettere la fruizione dei propri dati da qualsiasi parte del mondo e con qualsiasi dispositivo, Ovviamente curare meticolosamente la sicurezza perchè, con una premessa di questo tipo, il sistema informativo regionale diventerebbe molto appetibile per quelle aziende che non potranno più contare sull’apporto inconsapevole dei cittadini pugliesi alla loro ricchezza. Bisogna rivoluzionare l’uso dei sistemi telematici trasformandoli in risorsa attiva e non passiva come è adesso. In questo modo trasformeremmo una “spesa” in un investimento per il futuro dei nostri figli.

  3. Come CGIL Puglia riteniamo indispensabile potenziare le politiche attive del lavoro per un loro rafforzamento e gestione pubblica, favorendo la collaborazione e il dialogo tra i centri per l’impiego pubblici e quelli privati e utilizzando anche l’esperienza e le competenze del sistema della bilateralità. La centralità del governo pubblico sta anche nel rafforzamento dei CPI che è necessario adeguare dal punto di vista organizzativo, rispetto alla presa in carico utente/operatore; dal punto di vista informativo, con un processo di integrazione di tutte le banche dati esistenti; dal punto di vista degli organici, attraverso la stabilizzazione dei precari e con l’implementazione di nuovo personale – ma anche di risorse finanziarie – accrescendo le competenze in modo da rispondere ai nuovi bisogni ed in particolare al tema dell’incrocio fra domanda e offerta di lavoro e ai servizi alle imprese.
    Per i giovani è necessario sostenere e rafforzare tutti gli interventi legati alla transizione scuola-lavoro, a partire dall’apprendistato, così come quelli di contrasto alle forme di sfruttamento.

    Rafforzare conseguentemente l’impianto di monitoraggio e contrasto alle forme di utilizzo abusivo dei tirocini, anche attraverso una rinnovata iniziativa legislativa.
    Abbandonare la concezione in virtù della quale le politiche attive sono ridotte a mera attività di incrocio fra la domanda e l’offerta di lavoro. Infatti, perché esse rappresentino uno strumento utile di governo delle dinamiche del mercato del lavoro, deve crearsi un nesso di stretta interdipendenza con le politiche industriali e di sviluppo. Individuare i settori strategici su cui agire, coinvolgendo le parti sociali, Anpal, le strutture regionali per le Politiche attive, Inps, Inail, e le Agenzie per il lavoro pubbliche e private. Il bisogno di rafforzare il coordinamento tra i livelli centrali e periferici riguarda non solo la pianificazione e direzione delle scelte, ma anche il monitoraggio dell’efficacia delle misure adottate.

    Vanno rafforzate inoltre le misure di sostegno all’imprenditoria femminile dato che la percentuale di donne imprenditrici è ancora troppo bassa, che risulta difficile per loro l’accesso al credito e che ciò costituisce un limite per un Paese più competitivo e moderno. Allora serve un percorso anche, di accompagnamento e sostegno dal punto di vista della formazione e della cultura d’impresa. Creare luoghi nei quali l’avvio dell’attività veda le donne trovare aiuto, competenze e indicazioni.

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